Manda Moor
Manda Moor è una DJ e producer danese-filippina cresciuta nelle Alpi francesi. Oggi è uno dei nomi più interessanti della scena house internazionale, ma il suo percorso è meno lineare di quanto possa sembrare guardando semplicemente le date delle release o i club in cui suona.
La musica, in realtà, arriva molto prima della console. In casa ascolta Queen, Michael Jackson e ABBA grazie alla madre, cantante e di origini filippine. Poi, crescendo, passa all’hip hop: 2Pac, Dr. Dre, The Notorious B.I.G., Cypress Hill, Eminem. La house arriva dopo, con i Daft Punk e con una curiosità sempre più forte per la musica elettronica e per tutto quello che succede nei club.
È a New York che comincia davvero a pensare alla musica in prima persona. Mentre studia Business compra un controller Pioneer e impara a mixare da autodidatta. I primi set arrivano poco dopo, ma il passaggio decisivo avviene qualche anno più tardi, lontano da New York e molto più vicino alle radici della house.
Nel gennaio del 2019 Manda Moor è a Chicago e incontra DJ Deeon, DJ Pierre, Paul Johnson e K-Alexi Shelby. Non sono soltanto nomi importanti nella storia del genere: è proprio da quegli incontri che nasce la spinta a iniziare a produrre. Da lì prende forma un legame con la scuola di Chicago che ancora oggi si sente nel modo in cui costruisce groove, bassline e ritmi.
Nel 2020 arriva il debutto discografico con “What U Want EP” su Kaluki Musik. La title track sale fino al primo posto della classifica Beatport Minimal / Deep Tech e apre una fase di crescita molto rapida. Negli anni successivi pubblica per label come Tamango, Afro Acid e Hot Creations, arrivando su quest’ultima con “The Climax EP” nel 2022 e “Picante” nel 2023.
Intanto Ibiza diventa sempre più centrale nella sua storia. La prima volta sull’isola ci arriva da raver, molto prima di tornarci da artista. Anni dopo entrerà nel circuito di Paradise, il party di Jamie Jones, fino a diventarne resident. Un passaggio importante, ma anche piuttosto naturale per una DJ che ha sempre costruito il proprio stile pensando prima di tutto al dancefloor.
Una parte fondamentale del progetto Manda Moor nasce però insieme a Sirus Hood.
Durante la pandemia i due iniziano a lavorare a Mood Edits, una serie di reinterpretazioni di brani disco, R&B e hip hop pubblicate in modo limitato. Quello che inizialmente sembra un progetto parallelo cresce rapidamente e diventa Mood Child: una label, una piattaforma creativa e una serie di eventi con un’identità ben riconoscibile.
Il primo party Mood Child arriva nel 2022 al Wild Corner di Hï Ibiza. Da lì il progetto si espande e nel 2025 riceve il Beatport Award come Hype Label of the Year.
Mood Child racconta bene anche il modo in cui Manda Moor vede la musica: niente confini troppo rigidi, niente bisogno di stare dentro una definizione precisa. House, minimal, tech house, richiami alla Chicago house e influenze hip hop convivono dentro un suono che punta soprattutto su groove, ritmo e carattere.
È probabilmente questo il motivo per cui i suoi set funzionano tanto bene nei club: non cercano l’effetto immediato a tutti i costi, ma costruiscono energia poco alla volta, lavorando sul movimento e sulla continuità.
Un approccio che si inserisce bene anche nella storia del Bolgia, da sempre attento agli artisti capaci di portare in console una visione personale della musica elettronica, oltre alle semplici tendenze del momento.
Che musica suona Manda Moor?
Definire Manda Moor semplicemente come una DJ tech house sarebbe riduttivo.
Il suo sound si muove tra house, tech house e minimal/deep tech, con un legame evidente con la Chicago house degli anni ’90. Nei suoi set il centro di tutto resta il groove: bassline elastiche, percussioni molto presenti, ritmi secchi e una costruzione pensata per far muovere il dancefloor senza ricorrere necessariamente a BPM estremi.
Le sue produzioni recenti si collocano spesso tra i 128 e i 132 BPM, una velocità che le permette di mantenere energia e pressione senza perdere quella componente funky e “bouncy” che caratterizza il suo stile.
Nel suo modo di suonare si sentono anche influenze che arrivano da fuori dalla house. L’hip hop, ascoltato fin da giovanissima, resta uno dei riferimenti culturali più importanti, mentre l’incontro diretto con artisti come DJ Deeon, DJ Pierre e Paul Johnson ha rafforzato il legame con la tradizione di Chicago.
Il risultato è una musica molto fisica, costruita più sul ritmo che sull’impatto immediato: groove continui, bassi profondi e una selezione che può spostarsi tra house e territori più minimal senza perdere identità.
