Sirus Hood
Sirus Hood è un DJ e producer francese cresciuto tra Algeri e Parigi. Suona da oltre vent’anni e, nel frattempo, ha attraversato parecchie fasi della house senza restare davvero incastrato in una sola definizione.
La musica arriva presto. Da bambino, ad Algeri, ascolta cassette con DJ set registrati nei club che gli vengono passate da ragazzi più grandi. House, voci dei DJ sopra i pezzi, rumore di sala: prima ancora di sapere bene cosa fosse un DJ, quel mondo gli entra in testa. Più avanti, a Parigi, scopre Radio FG e tutta la French Touch, da Daft Punk a DJ Mehdi, Laurent Garnier e Cassius. Nello stesso periodo inizia anche a scavare nella Chicago house e nella ghetto house di Paul Johnson, DJ Deeon e Green Velvet.
I primi esperimenti sono piuttosto rudimentali. Intorno ai quindici anni prova a mixare usando due Winamp sul computer. Poi arrivano i software da DJ e, a diciotto anni, i primi giradischi comprati da un compagno di scuola. Da quel momento comincia a cercarsi le serate direttamente, andando nei club di Parigi e parlando con i promoter per ottenere uno spazio in console.
I primi set pubblici risalgono ai primi anni Duemila. Col tempo entra sempre di più nella scena parigina e passa da locali come Showcase e Social Club. Per parecchi anni, però, la musica resta qualcosa da costruire intorno a una vita normale. Sirus lavora nell’hotel del padre nella zona di République, a Parigi. Mette un impianto audio alla reception per ascoltare musica durante i turni e, finito di lavorare, va a produrre in uno spazio che un amico gli lascia usare.
Dagli inizi a Parigi fino a Ibiza
La svolta arriva soprattutto dalla produzione. Le prime release firmate Sirus Hood compaiono almeno dal 2013. In quell’anno escono Bay City Pursuit e Picture Picture con Sharam Jey. Nel 2014 pubblica Welcome To The Hood EP su CUFF, la label legata ad Amine Edge & DANCE. Non è il suo debutto assoluto, ma è uno dei dischi che gli apre davvero la porta verso un circuito internazionale.
È anche il periodo in cui Ibiza diventa centrale. Tra il 2014 e il 2015 è resident al Sankeys Ibiza e negli anni successivi continuerà a tornare sull’isola, passando anche da Eden e, più avanti, da party come ANTS e Paradise.
Chicago house, Dirtybird e Mood Child
Intanto il rapporto con la Chicago house diventa sempre meno teorico. Sirus va a Chicago, incontra alcuni dei nomi che avevano costruito quella scena e approfondisce il legame con artisti come DJ Pierre, K-Alexi Shelby e DJ Deeon. Nel 2016 entra nel mondo Dirtybird con brani come Babylon e I’m House con Roland Clark. Nel 2018 pubblica Third Eye EP sulla label di Claude VonStroke.
Nel 2020 arriva Rip Tide EP con Paco Wegmann su Hot Creations, la label di Jamie Jones. Anche in quel disco si sentono chiaramente riferimenti alla ghetto house e al suono Dance Mania. Due anni dopo arriva un passaggio particolarmente significativo: DJ Pierre gli affida un remix di Acid Tracks dei Phuture, uno dei brani simbolo della nascita dell’acid house. Per lavorarci Sirus usa anche una Roland TB-303 originale.
Nel frattempo nasce anche il progetto con Manda Moor. Durante il lockdown i due iniziano da Mood Edits, una serie di edit di brani disco, R&B e hip hop pubblicati su Bandcamp per periodi limitati. Da quell’esperimento prende poi forma Mood Child.
Nel 2022 Mood Child comincia a diventare qualcosa di più strutturato: label, party, visual identity, clothing e release. Il primo evento arriva al Wild Corner di Hï Ibiza. Nel 2023 la prima uscita ufficiale della label è Homo Sapiens EP di Sirus Hood e Malikk. Nel 2025 Mood Child vince il Beatport Award come Hype Label of the Year.
Oggi Sirus Hood sembra molto meno interessato alle definizioni rispetto agli inizi. La Chicago house resta una base evidente, ma nei suoi set c’è spazio anche per ghetto house, deep house, acid, minimal e house più classica. Dopo più di vent’anni il suo suono si è fatto anche più essenziale: meno elementi messi dentro per forza, più ritmo, più swing e più attenzione a quello che succede davvero sul dancefloor.
Ed è questo il Sirus Hood che arriva al Bolgia: un DJ con più di vent’anni di club alle spalle, passato attraverso scene, label e generazioni diverse senza smettere di lavorare sul groove.
Che musica suona Sirus Hood?
Dire semplicemente tech house è comodo, ma racconta solo una parte della sua musica.
Sirus Hood parte dalla house e si muove tra Chicago house, ghetto house, tech house, minimal, deep house, acid e sonorità più funky. Il tratto comune resta il ritmo: batterie presenti, bassline, swing e un suono spesso volutamente poco levigato, con qualcosa della house anni Novanta ancora addosso.
Anche sui BPM non ha mai seguito regole troppo rigide. Può passare da una deep house intorno ai 120 BPM a una ghetto house decisamente più veloce. Dipende dalla pista, dal momento e dal tipo di energia che vuole costruire.
Le produzioni più recenti si muovono spesso tra house, tech house e minimal, ma nei DJ set il campo resta più ampio. Più che seguire un genere preciso, Sirus Hood tende a seguire il groove e il mood della serata.
Curiosità su Sirus Hood
Prima dei giradischi provava a mixare con due Winamp aperti sul computer. Aveva circa quindici anni. Le prime serate a Parigi non arrivano invece attraverso un booking agent: Sirus va direttamente nei club e parla con i promoter cercando di ottenere uno spazio in console.
Prima di vivere di musica lavora nell’hotel del padre a République. Durante i turni ascolta musica alla reception e dopo il lavoro va a produrre.
Anche il nome Sirus Hood nasce in maniera poco costruita. Sirus è una parola che gli era rimasta in testa durante un’estate a Ibiza, mentre Hood arriva da un cappuccio comprato anni prima a Londra e che aveva iniziato a usare durante le performance.
C’è poi Trapped In. Sirus è insieme ai The Martinez Brothers, accende la MPC e comincia a costruire un beat. I due lo sentono e gli chiedono di mandargli il pezzo una volta finito. La traccia uscirà poi su Cuttin’ Headz, la loro label.
